SICILIA: Gli itinerari della
fede.
Una devozione sospesa fra cielo e mare. Religiosi i siciliani? Certamente prudenti se
pensiamo che quasi settecento santi patroni vegliano sui 389 comuni dela Sicilia! Già la
sola Palermo può contare su venti santi ordinari, quindici santi
principali, quattro sante patrone bene in vista ai Quattro Canti, ed una
patrona a vegliare su tutto, Santa Rosalia. Perché tanti santi? Forse
perché, a differenza di Dio, essendo stati mortali in terra furono ritenuti gli unici in
grado di capire e provvedere agli umani bisogni. E poi, sono i santi a dispensare i
miracoli
Le festività in loro onore traggono origine da antichi culti pagani, riti
legati ai solstizi, alle stagioni, mentre altri, magari, hanno poco a che fare con la
religione in senso stretto. Dal 10 al 15 luglio, sotto uninfernale canicola, i
palermitani esplicano una frenetica attività: è tempo di Festino. Difficile spiegare che
cosè il Festino.
Certamente il momento più alto della vita cittadina, un immenso ex voto popolare dedicato
a Santa Rosalia per grazia ricevuta. Fu lei a salvare i palermitani dalla peste del 1624.
È lultima delle grandi feste barocche europee in cui cè il
carro del trionfo, immenso, in grado di avere i musici a bordo. Un emblema civico, unico
in Europa, per mostrare la ricchezza e lo sfarzo di Palermo. Un atto di superbia
municipale per ricordare al popolo, spettatore e comparsa, la dignità regale della
Città! Santa Rosalia resta, ancora oggi e per molti, la Grande Speranza
SICILIA: Il mare e le isole.
Gemme incastonate in un liquido zaffiro. Lacrime laviche, piane calcaree battute dal
vento, lande assolate colore del bronzo: ognuna delle isole orna il litorale siciliano
come un filo di perle orna il collo di una bella donna. Sono quattordici le figlie della
Sicilia, per non parlare di Mozia che a volte la bassa marea unisce alla costa di Marsala.
Quattordici paradisi dincontaminata bellezza. Alcune dal fascino africano, come le
Pelagie, in provincia di Agrigento, e Pantelleria in provincia di Trapani. Altre, invece,
signore incontrastate del mare e dei suoi segreti come Levanzo, Favignana e
Marettimo:larcipelago delle Egadi nel mare di Trapani. Più a nord, in splendido
isolamento, si trova Ustica, lIsola di Circe, con la sua intatta riserva marina.
Mentre nelle Eolie, in provincia di Messina, si danno convegno lacqua e il fuoco.
Qui, insomma, è ancora la natura che detta i suoi ritmi e al viaggiatore non resta che
lasciarsi ammaliare dalle magiche atmosfere dei pescatori e degli agricoltori isolani,
ultimi custodi di antiche tradizioni mediterranee. A voi la scelta fra le mondanità
eoliane, i silenzi delle Pelagie o i profumi delle Egadi. Il mare è sempre colore dello
zaffiro, attraversato da delfini e pescispada. Da sempre.
SICILIA: Vacanze in Sicilia: Scenari
naturali per sport e relax.
Vacanze in Sicilia. Non solo mare e cultura. Turismo verde. Brulla, arida, riarsa,
aggettivi usati da chi poco la conosce. C'è un'altra Sicilia da scoprire. Nebrodi e
Madonie sono le ultime propaggini dell'Appennino continentale italiano; tutt'attorno un
ribollire di colline che finiscono là dove comincia il mare.
Ai vostri occhi solo il giallo delle messi ed il verde delle vigne. Pane e vino che questa
terra offre a chi ha saputo amarla. Se poi vi venisse voglia di esplorarla, fra parchi,
riserve ed oasi protette, ci scoprirete tanti altri colori. E profumi.
"Dal tempo di Proserpina, la Sicilia è stata la casa dei fiori. Si dice che le Dee
vergini, Proserpina, Minerva e Diana, tesserono una tonaca di fiori variopinti per il
padre Giove... Ora capisco perché gli Dei hanno tanto amato la Sicilia." Scriveva
così, nel 1880, una "Milady in Sicilia", al secolo Frances Elliot.
Agriturismo. Masserie, bagli, signorili dimore di campagna, ville barocche o Liberty, case
vacanze e bed and breakfast si celano tra "chiuse" di antichi oliveti,
"giardini" mediorientali di agrumi, sopra colline verdi di vigne o rosse di
"sulla" - una strana leguminosa usata come foraggio - da cui si dominano
paesaggi che tolgono il fiato. Arcaiche terre di grandi emozioni. Anche di commozioni se
siete interessati alle cose dell'anima. Ed è subito Sicilia.
Molte di quelle costruzioni sono oggi centri di agriturismo dove si offre un bene antico:
l'ospitalità. Un valore che i siciliani continuano ad onorare. Assieme ai sapori di una
cucina che affonda le sue radici nel mondo agropastorale dei Sicelioti, i greci di
Sicilia. Davanti a un bicchiere di vino vi racconteranno mille storie su coloro che li
hanno generati. Forse le stesse storie raccontate a tutti quelli che negli ultimi tre
millenni vi hanno preceduti.
Ospitalità, relax, buona tavola, e un invito discreto a conoscere il territorio. Tante le
attività a portata di mano: dallo sci sui pendii innevati dell'Etna, al nuoto se siete
sulla costa, alla canoa oppure la vela, se volete vivere le ebbrezze del vento. O le
immersioni nei fondali che celano resti di antichi naufragi. Ed il piacere di piccole
scoperte.
A piedi, a cavallo, in bicicletta per cogliere, passo dopo passo, le tracce della loro
civiltà. Che su questa isola è antica.
Ai forestieri sono abituati da sempre. Ma sono capaci di farvi sentire come se foste voi i
primi ad arrivare, i privilegiati a godere della loro tavola, della loro amicizia. E di
colpo vi faranno sentire dèi. E non avvertirete lo scorrere del tempo. Perché "là
dove gli Dei vivevano aggirandosi come uomini, non vi possono essere giornate banali come
nelle altre parti del mondo." Parola di Frances Elliot.
La Sicilia a tavola.
Un viaggio allinsegna dei sapori e delle tradizioni popolari. La cucina è
lamalgama perfetto delle influenze delle diverse culture che sullIsola si sono
avvicendate.
Più che un giacimento culturale, è il tratto più resistente di una cultura. La tavola,
rimane, il luogo dintrospezione delle diverse civiltà che sono passate
sullisola. Un piacere antico, se già Platone, ospite a Siracusa, criticò quei
cittadini rei, ai suoi occhi, di mettersi a tavola più volte al giorno.
Cucina siciliana? Ce ne sono tre: la patrizia o baronale, quella popolare o di
reinvenzione spiritosa e quella di strada o dei buffittieri, come si
chiamavano un tempo, derivando lappellativo dal francese buffet.
Una enorme ricchezza e varietà di piatti giacché ogni città, paese, famiglia ha sempre
avuto una sua interpretazione di ogni ricetta, conseguenza dello spiccato individualismo
isolano. Mentre i Monsù, i cuochi delle grandi Famiglie, celebravano nei
Palazzi, cernie e sogliole, lepri e capponi, a quelli di sotto arrivavano gli odori o le
descrizioni meravigliose fatte dalla servitù. Con fantasia e ingegno quei piatti furono
reinventati con ingredienti spesso miserabili. Le sarde, diliscate, assursero al rango di
sogliole, lenguado nello spagnolo dei nobili, era la sogliola. Nacquero così
le sarde a linguata. Opportunamente acconciate diventarono pure
beccafichi, uccelletti simili alle capinere che i Monsù servivano
in bellavista. Si travestirono le melanzane da quaglie e pure da
parmiciana che in dialetto è la persiana. Nulla a che vedere con Parma ed il
suo cacio. E sempre con la melanzana nacque la regina della cucina popolare, la
caponata in una salsa agrodolce, originaria della cucina di corte della Persia
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