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L'AGRICOLTURA e l'economia nella provincia di Ragusa: Cerasuolo di Vittoria e Nero D'Avola, Olio extra vergine Monti Iblei, Caciocavallo ragusano, Cioccolata di Modica ed oltre.


Ci sono nomi che solo a udirli spalancano un mondo di miti, di incanti, evocano una storia intensa fatta di tante civiltà che si sono armoniosamente sedimentate, lasciando un segno incancellabile di cui si godono ancora i frutti. E questo fin da epoca remota. Potrebbe sembrare uno stereotipo da depliant turistico, ma non lo è. E' invece l'immagine che si affaccia nella mente quando si parla della Sicilia, una delle terre più affascinanti e prodighe d'Italia sotto l'aspetto della cultura. Una cultura nel senso più ampio e sfaccettato del termine, che non comprende soltanto lo sterminato patrimonio di arte e di storia che si cela in ogni lembo dell'isola, ma anche la cultura del fare: quella delle attività artigiane, della lunga tradizione peschereccia, del lavoro dei campi e della trasformazione dei prodotti agricoli e ittici, in una parola, la grande cultura del cibo. Una realtà straordinaria, senza dubbio non meno attraente di quella rappresentata dai beni culturali e dall'ambiente, una realtà su cui vale la pena di spendere qualche parola.
La Sicilia agroalimentare - ma non solo questa - negli ultimi 20 anni di strada ne ha fatta tanta e con passi da gigante. L'isola si è affrancata dalle catene dell' autocontemplazione e, senza ripudiare i valori della tradizione, con uno slancio da neofita, grazie all'ingegno della sua gente, ha svecchiato e riqualificato i sistemi di coltivazione e di lavorazione dei prodotti per sintonizzarli con le esigenze e con le propensioni alimentari del nostro tempo. Ed è partita lancia in resta alla conquista di più ampi sbocchi di mercato per i suoi intensi sapori, il vino e l'olio in testa, facendo nuovi proseliti del gusto un po' dovunque sia in Italia che nel mondo.

 


Il vino: Nero d’Avola e Cerasuolo di Vittoria. Sono lontani i tempi in cui in Sicilia si produceva principalmente vino da taglio, destinato a irrobustire vini esteri anche famosi ma un po' troppo asfittici. I tempi. per intenderci, in cui nei ristoranti si beveva un vino robusto come l'«alto grado», oggi assolutamente improponibile, anche se simpatico e ruspante. Adesso la nuova autocoscienza dei vitivinicoltori siciliani - ossia l'aver capito di possedere dei tesori enologici Inestimabili e di un suolo variegato che ha pochi riscontri altrove - ci regala dei vini che non finiscono mai di stupire per la loro fragranza e varietà, merito anche del fervore e dell'intuizione dei nuovi cantinieri, una realtà in cui la presenza femminile sta diventando sempre più protagonista. Sono tante infatti, e in gran parte giovani, le "donne del vino" siciliane alla guida di aziende agricole e vinicole, dove hanno trasfuso una fresca ventata di entusiasmo che si traduce in accorte strategie di marketing e di comunicazione, a partire da aspetti solo apparentemente esteriori come la ricercatezza dei nomi dei nuovi nettari e lo stile raffinato di molte etichette. Si deve anche a loro, oltre che all'impegno promozionale delle istituzioni, se oggi i vini siciliani sono fra i più apprezzati in nord America, in Giappone, in Germania e nei paesi scandinavi, grazie al loro profumo ineguagliabile, alla loro fragranza e alle mille sfumature di sapore che solo una terra generosa e multiforme come quella di Sicilia sa instillare. Proprio grazie ad essa vini non autoctoni come lo Chardonnet, lo Shirah, il Merlot - solo per citarne alcuni - hanno acquisito una nuova ammaliante personalità e nuove nuance, che li rendono completamente diversi da quelli omonimi prodotti da altre parti. Queste new entry sono andate ad affiancarsi ai grandi bianchi e rossi "indigeni", primi fra tutti il Nero d'Avola e il Cerasuolo di Vittoria, cui ormai ogni cantina isolana riesce a dare una sfumatura personalizzata, senza rinnegarne il temperamento.
L’olio extra vergine: Il dop Monti Iblei. Anche la produzione olearia ha subito una sorta di rivoluzione copernicana. Sono ormai soltanto un ricordo i tempi degli oli siciliani grevi, densi e di forte acidità, praticamente fuori mercato nel resto dell'Italia. Oggi, grazie a una più sensibile attenzione alle fasi di coltivazione, raccolta e spremitura, gli extravergini prodotti nell'isola,primo fra tutti il Dop Monti Iblei, dominano la scena non soltanto italiana, mietendo allori in tutte le degustazioni. La gamma offerta agli estimatori è quanto mai assortita a seconda delle diverse specie di olive spremute singolarmente o in sapienti miscelazioni, testimonianza viva di un antico e profondo amore per la terra e per quello che è uno dei suoi prodotti simbolo. Anche in questo campo un ruolo sempre più decisivo lo stanno interpretando le donne olivicoltrici, orgogliose innamorate delle loro nuove "creature": oli davvero unici, spesso ottenuti con sistemi biologici attraverso la frangitura a freddo delle olive.
I formaggi: Caciocavallo e Ragusano dop. Il menù agroalimentare siciliano tiene in serbo molte altre sorprese. Ha tra l'altro saputo valorizzare e aggiornare un'eredità straordinaria dl deliziosi formaggi a pasta dura, molle, filata, sia stagionati che freschi, pepati, salati, ottenuti da latte vaccino, ovino, caprino o misto, prodotti in ogni parte dell'isola. Una scelta da fare quasi invidia ai francesi che vanno orgogliosi del loro ricco repertorio caseario. Primo fra tutti il mitico Caciocavallo ragusano e il nuovo Dop Ragusano, uno dei formaggi più antichi della Sicilia, cui fanno corona altre specialità tipiche: una vera sinfonia di sapori che si avvale di tanti altri valenti "solisti" tra cui la provola Ragusa, la ricotta Iblea, il cacio modicano.
La frutta e gli ortaggi, col loro sapore inconfondibile, offrono un concentrato del sole di Sicilia e, attraverso le primizie, portano un po' del calore dell'isola nel nord dell'Italia e d'Europa quando è ancora inverno. Gli ambasciatori più espressivi dell'agricoltura siciliana - è quasi ozioso rilevarlo - restano comunque gli agrumi, esclusivi, succosi e dai profumi inebrianti, la cui introduzione nell'isola risale all'epoca della dominazione araba (assieme al banano, al riso, alla canna da zucchero e al cotone). Del resto la loro presenza nell'isola connota da sempre il paesaggio con i rigogliosi agrumeti, veri "giardini delle Esperidi", diventati il simbolo della Sicilia stessa. Bisogna dirlo con un legittimo senso d'orgoglio: nessun'altra regione mediterranea ne possiede tante varietà, per di più in continuo aumento grazie alla creazione di nuovi ibridi saporosi.
Ma il viaggio dentro l'agricoltura isotana non può concludersi senza una tappa nel mondo degli ortaggi che vantano dei pezzi unici come il pomodoro "ciliegino" di Pachino, che ha ormai conquistato l'intero Stivale.
II salto di qualità compiuto negli ultimi due decenni dall’agricoltura della nostra isola maggiore è davvero esaltante. Se la Sicilia agroalimentare, e non solo quella, si quotasse in borsa varrebbe certamente la pena di sottoscriverne subito le azioni.

L’economia. A tutt'oggi l'economia della provincia di Ragusa, che segue poi, per linee generali, quella di tutta la Sicilia, presenta infatti un carattere prevalentemente agricolo, nonostante un clima ed aspetti fisici non proprio favorevoli.
Il buon livello dell'agricoltura di Ragusa è in buona parte dovuto alla intensa attività di generazioni di contadini che hanno cercato di sfruttare al massimo la coltivabilità dei terreni, strappandoli alle montagne e alle rocce.
Così il disboscamento, gia' accennato, lo spietramento di interi territori, la creazione delle cosiddette "lenze", ripiani sui pendii dei monti, la creazione di zone irrigue, hanno permesso di raggiungere un buon livello di produzione e di ricchezza.
Importantissimo è in tal senso il potenziamento delle strutture tecniche e commerciali, mercati zootecnicie ortofrutticoli, e delle vie di comunicazione, tutti elementi fondamentali di un'agricoltura non più di sostegno, ma di mercato.
Varia e differenziata la produzione agricola nella provincia di Ragusa: importantissima la zona pianeggiante della valle dell'Ippari, per la produzione di "primaticci", prodotti ortofrutticoli a rapida maturazione, di agrumi e dove si puo' inoltre "contare" sul vicino mercato di Vittoria, tra i più importanti in tutto il continente europeo.
Altrettanto fondamentale è la coltivazione in serre, principalmente nelle zone costiere, seppur con effetti non sempre incantevoli sulle spiagge del territorio (trovandosi quasi a ridosso di esse): e poi olive, nelle zone collinari, e il carrubbe, per le quali la provincia rappresenta il 70% della produzione nazionale.
Da ricordare, sono inoltre, i prodotti dell'allevamento.
Il buon livello dell'agricoltura della terra di Ragusa esercita una certa influenza sul settore secondario, nel quale buona parte delle strutture industriali si dedicano alla lavorazione dei prodotti agricoli o sono comunque a quel settore legate.
Frantoi, oleifici, industrie casearie sono presenti su tutto il territorio di Ragusa. E poi l'industria per la lavorazione della pietra, dell'asfalto, della "pietra pece" (per mattoni da pavimentazione e costruzione), estrattiva (petrolio nella sona di Marina di Ragusa).

Infine il Turismo, grandissima risorsa per l'economia di Ragusa, è in grado di offrire itinerari diversi per interesse ed aspetto ambientale.
La storia e l'arte nel barocco dei centri di Ragusa Ibla, Modica e Scicli e negli importanti siti archeologici di Kaukana, Kamarina e Cava d'Ispica; la tranquillità e l'aria fresca e salubre della campagna e delle zone di collina; naturalmente il mare, Marina di Ragusa, con uno dei litorali più belli della Penisola.
Nell'ultimo decennio, particolarmente, si è vista la nascita di numerose strutture alberghiere, che hanno sopperito, almeno in parte, ad un problema, quello strutturale appunto, che compromette un pieno sfruttamento del settore. Il turismo, le vacanze nella campagna ragusana, l'agriturismo, l'affitto di case e di ville ha fatto delle vacanze in questa zona della Sicilia (che va da Ragusa a Modica a Noto) una meta importante del turismo al pari di Siracusa, Agrigento e Taormina.

 

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